sabato 2 febbraio 2013

nullitudine

succede che ci siano momentacci nella vita, in cui mi sento impotente, anzi peggio, nulla, totalmente incapace di fare qualsiasi cosa, anche solo di rimanere seduta in riva al fiume a vedere l'acqua che passa.

oggi le belle notizie si sprecavano: mi sono svegliata dopo un sonno ristoratore di 10 ore (beata me!), in piscina un successo, niente mestieri da fare, niente spesa, pizza in lievitazione che sembrava una nuvola (e in effetti è venuta una delizia), è nato il cuginetto e sta benone (anche la mamma, si) nel pomeriggio poi avremmo fatto le frittelle tra amici... cosa desiderare d'altro?
eppure, complice la giornata uggiosa, è bastata una telefonata per rendere tutto questo in parte un ricordo frivolo, in parte ordinaria routine, in parte una cosa inutile: che senso ha gongolare per una fantastica pizza o per delle golosissime frittelle quando ti dicono che lo zio malato si è aggravato e i dottori scuotono la testa?

beh, in effetti visto che lo zio in questione è uno che la vita se l'è goduta, migliore onore per lui sarebbe proprio quello di viverla visto che lui non può far più niente e non di star qui in attesa di un'altra telefonata.
già.
ma succede anche che il sapere di non poterci fare niente ti annienti.
e così mi ritrovo a quest'ora a scrivere cercando di incasellare i pensieri e fare chiarezza, arrivare all'essenziale ricerdando una nuova sintonia con l'Altrametàdelcielo che lo aiuti, almeno un pochino, a non abbattersi di più.
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